Responsabilità civile medica: il cardiochirurgo

La cardiochirurgia è un ramo della chirurgia che si caratterizza per la particolare complessità. Gli interventi pur molto comuni sono di grande complessità e quindi è possibile cadere nell’ errore medico.

I principali rischi ai quali può andare incontro un paziente in ambito cardiochirurgico sono:

  • Emorragia durante l’intervento chirurgico
  • Aritmie 
  • Scompenso cardiaco
  • Eventi ischemici
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Quali sono i rischi per un medico cardiochirurgo: il pre e post intervento

Durante un intervento, come abbiamo visto, i rischi posso essere tanti, ma fa parte del calcolo della responsabilità medica anche il post operatorio. Nello specifico alcune fasi che possono essere sottovalutate sono:

  • Mancata o errata somministrazione di farmaci
  • Mancata o errata terapia riabilitativa
  • Mancati controlli periodici
  • Inadeguata assistenza nel periodo post operatorio ospedaliero

Gli interventi di cardiochirurgia, inoltre, sono spesso preceduti da procedure diagnostiche invasive e rischiose come la coronarografia, realizzata tramite la tecnica del cateterismo cardiaco. Tutte queste tecniche vanno a collocarsi nel calderone di tutte le competenze di un cardiochirurgo, diventando quindi rischi per incorrere in un illecito.

Criteri di valutazione della responsabilità

Come per il chirurgo generico (di cui abbiamo parlato in questo articolo) anche nella specificità delle operazioni al cuore i criteri di valutazione sono identici, con gli stessi rischi per il medico. Per cui oltre al nesso di casualità la maggioranza dei casi di responsabilità professionale in ambito sanitario è fondata sulla “colpa generica” e, quindi, sulla violazione dei doveri non scritti di diligenza, prudenza e perizia.

La scelta degli interventi terapeutici, purché tecnicamente validi, è
rimessa alla discrezionalità del medico, cosicché la colpa di
quest’ultimo, nell’ipotesi d’alternativa terapeutica, non può essere
valutata con riguardo alla necessità della certezza del risultato,
bensì in relazione all’osservanza delle regole di condotta proprie
della professione che sono finalizzate alla prevenzione del rischio
collegato all’opzione terapeutica eletta (Sez. 4, Sentenza n. 33384
dell’1/7/2008, dep. 12/8/2008, Rv. 240964)