Rc medica e Rc della struttura sanitaria: le differenze

La responsabilità medica per danni a terzi, come abbiamo visto, ha diverse risvolti e controversie ma, per le strutture sanitarie, come si procede e quali sono le norme che regolano la colpa della struttura?

Per le Asl e gli ospedali, assicurare la propria responsabilità civile e quella dei propri dipendenti è una facoltà. Ma, se la struttura decide di stipulare un’assicurazione sulla responsabilità civile, essa deve coprire obbligatoriamente tre rischi:

  1. la responsabilità dell’ospedale per fatto proprio;
  2. per fatto altrui;
  3. e del medico.

I primi due rischi formeranno l’oggetto ovviamente d’una assicurazione per conto proprio, il terzo d’una assicurazione per conto altrui (ai sensi dell’art.
1891 cc) in cui “contraente” sarà l’Asl o l’ospedale, e “assicurato” (ex art. 1904 cc) il medico.

Responsabilità medica

Per quanto riguarda il danno causato dal medico, esso può essere risarcito da un soggetto tenuto a rispondere con lui (ad esempio, un membro dell’équipe che abbia concorso nella causazione del danno, ex art. 1299 cc); o per lui (ad esempio, l’ospedale ex art. 1228 cc, o l’assicuratore dell’ospedale ex art. 1916 cc). Inoltre, quando l’errore sia stato commesso da un medico pubblico dipendente, e sia stato risarcito dall’ospedale o dalla Asl, la condotta del medico causa per tal via un danno erariale, che spetta alla Procura regionale presso la Corte dei conti recuperare, attraverso l’azione erariale di danno di cui all’art. 13 Rd. 12 luglio 1934, n. 1214.

La sentenza sulla responsabilità della struttura sanitaria

La Cassazione, con sentenza n. 30314/2019, si è pronunciata in tema di rapporto tra la polizza assicurativa personale del medico e quella della struttura sanitaria.

Nel caso specifico una Casa di cura privata impugnava la sentenza della Corte d’Appello che si era pronunciata circa l’operatività di un contratto assicurativo. Quest’ultimo riteneva la Clinica responsabile dei danni, diretti ed indiretti, provocati dall’operato del medico con l’ulteriore distinzione a seconda che il medico responsabile fosse dipendente o meno.

Nel caso in cui il medico responsabile non dipendente si fosse avvalso della struttura fornita dalla clinica in rapporto libero professionale, la Corte d’Appello aveva ritenuto applicabile l’art.7 delle Condizioni particolari di polizza che prevedeva:

“La presente polizza opera sempre in eccesso alle assicurazioni personali dei medici e degli altri operatori non direttamente dipendenti dal Contraente assicurato e comunque dopo la somma di lire 1.500.000.000 per sinistro e per persona che restino a carico del personale qui indicato, a titolo di franchigia assoluta. Per il personale medico e degli altri operatori dipendenti dal Contraente/ Assicurato, la presente copertura opera in eccesso ad eventuali coperture personali. In caso di corresponsabilità tra più assicurati, per lo stesso sinistro si applica un solo massimale”.

Secondo la Cassazione la Casa di cura privata ha avuto pieno diritto di avvalersi della propria copertura assicurativa, in quanto l’interpretazione della Corte d’Appello, in relazione all’art.7 di polizza, non aveva rispettato le prescrizioni degli artt. 1362, 1363 e 1367 c.c.:

“.. perché l’interpretazione adottata renderebbe la clausola inutile: per quanto detto, infatti, un’assicurazione del patrimonio di Primus mai potrebbe “operare in eccesso” rispetto ad un’assicurazione del patrimonio di Secundus, perché l’impoverimento di quest’ultimo è del tutto indifferente per l’altro, e non costituisce per lui un rischio assicurabile”.